07 Giu 2025

Riassunto settimanale del 9/6/2025

In finanza, come nella vita, non sempre ciò che si muove fa rumore. A volte sono i segnali più sottili – un’incertezza che serpeggia, un equilibrio che vacilla – a preannunciare le svolte più profonde.

In un mondo che cambia passo ogni settimana, l’unico modo per non farsi travolgere è allenare lo sguardo a distinguere il rumore dal segnale.

E forse anche oggi, dietro l’apparenza dei numeri, si nasconde qualcosa che vale la pena comprendere.

Ecco cosa è successo nell’ultima settimana e perché potrebbe fare la differenza.

1. Il pendolo di Trump: la grande altalena dei mercati nel 2025

La settimana che ci siamo lasciati alle spalle è stata positiva per i mercati azionari statunitensi, con tutti i principali indici in rialzo per la seconda settimana consecutiva.

A livello settoriale, la tecnologia ha trainato i rialzi, grazie anche al rinnovato entusiasmo verso i titoli legati all’intelligenza artificiale. In controtendenza invece Tesla, penalizzata dalle tensioni personali tra Trump e Musk.

Ma sotto questa apparente tranquillità si nasconde un contesto instabile e imprevedibile, dove la politica commerciale degli Stati Uniti continua a scuotere i mercati come un pendolo impazzito.

A guidare gli umori degli investitori sono state ancora una volta le decisioni dell’Amministrazione Trump sui dazi, in un susseguirsi di annunci, marce indietro e tregue temporanee.

Nel grafico che segue vediamo chiaramente l’effetto di questa dinamica sull’indice S&P500 nei primi mesi del 2025.

S&P500 e tariffe: l'effetto altalena delle politiche commerciali USA nel 2025

Dopo aver toccato un picco record a febbraio, l’indice ha subito una brusca discesa in seguito all’introduzione di tariffe su Canada, Messico e Cina, e poi un vero e proprio crollo a inizio aprile con l’annuncio dei dazi sulle auto.

Tuttavia, la successiva sospensione delle tariffe e una telefonata tra Trump e Xi Jinping – definita “molto positiva” dallo stesso Trump – hanno innescato un rapido rimbalzo.

Questa estrema sensibilità dei mercati ai segnali politici ha generato due reazioni opposte, ben riassunte da due acronimi ormai popolari a Wall Street.

Il primo è "TACO" – Trump Always Chickens Out – ovvero “Trump poi fa sempre marcia indietro”: è l’approccio degli investitori retail, che hanno profittato della discesa di aprile per comprare, convinti che le misure protezionistiche non dureranno.

Il secondo è "ABUSA" – Anything But USA – ovvero “Tutto tranne gli USA”, riflesso della crescente diffidenza degli investitori istituzionali verso un mercato sempre meno prevedibile, dove la leadership politica sembra guidata più dai social che da un’agenda economica stabile.

Sul fronte macroeconomico, il rapporto sui non-farm payrolls pubblicato negli Stati Uniti venerdì scorso  ha mostrato un mercato del lavoro in rallentamento, ma meno debole del previsto, mantenendo il tasso di disoccupazione vicino ai minimi storici. Questo dato ha aiutato a compensare gli scossoni provocati dai tweet e dai cambi di umore della Casa Bianca.

L’indice ISM manifatturiero negli Stati Uniti si è contratto per il terzo mese consecutivo e anche l’attività nei servizi ha segnato il passo, registrando il primo calo in undici mesi. Questi segnali misti hanno avuto un impatto anche sui tassi: i rendimenti dei Treasury sono saliti, mentre il dollaro si è indebolito, toccando i minimi delle ultime sei settimane.

In Europa, la BCE ha tagliato i tassi di deposito di un quarto di punto, portandoli al 2%, livello più basso dal 2022.

Christine Lagarde ha lasciato intendere che il ciclo di politica monetaria restrittiva è vicino alla fine e il mercato azionario ha reagito con un moderato entusiasmo: l’indice Stoxx Europe 600 ha guadagnato lo 0,9%.

Sul fronte delle materie prime, l’oro ha segnato un modesto rialzo, mentre l’argento è tornato sopra la soglia di 36 dollari.

Il petrolio ha continuato a salire, raggiungendo i massimi delle ultime sei settimane, alimentato da tensioni geopolitiche e riduzioni dell’offerta.

Il Bitcoin ha chiuso in lieve calo, ma la quotazione in Borsa di Circle, società fintech americana emittente della stablecoin USDC, è stata molto ben accolta al debutto sul NYSE, con un rialzo del 168%, riaccendendo l’interesse per le criptovalute ancorate a valute tradizionali.

In conclusione, il clima di incertezza dettato dalla politica americana si riflette in un mercato dove la cautela è d’obbligo. I segnali di forza ci sono, ma le contraddizioni politiche continuano a disorientare gli investitori.

Come finirà? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: pagare 20 volte gli utili per un mercato instabile non sembra una scommessa saggia, per quanto questa frase possa suonare come un ritornello già sentito da chi legge spesso queste righe.

2. Un’oligarchia di “pezzenti”

La settimana appena trascorsa ha portato alla luce in modo inequivocabile le fratture profonde che attraversano la politica americana, trasformata ormai in un’arena di scontri personalistici più che in un luogo di confronto democratico.

La notizia che Elon Musk starebbe per abbandonare completamente Tesla, a seguito della chiusura del DOGE – il dipartimento creato per tagliare le spese pubbliche – e del deterioramento dei suoi rapporti con Trump, è solo l’ultimo atto di una rappresentazione sempre più teatrale. Una crisi tra giganti che però riflette un problema ben più ampio: la trasformazione della democrazia americana in una sorta di “oligarchia di pezzenti”, dove pochi uomini ricchissimi si contendono il potere senza alcun vero controllo democratico.

Una sintesi visiva di questo tipo di narrazione ce la offre la storica copertina dell’Economist del 2001, qui sotto riprodotta, in cui si attaccava duramente Silvio Berlusconi.

Un’immagine che oggi sembra quasi un presagio mal riuscito, se si osserva la direzione che hanno preso le democrazie occidentali, con gli Stati Uniti in testa.

La frattura interna al fronte conservatore americano è ormai evidente. Da un lato c’è la fazione MAGA – acronimo di "Make America Great Again", lo slogan coniato da Donald Trump – guidata ideologicamente da Steve Bannon, figura di riferimento del populismo nazionalista americano, e ormai padrona della scena politica del Partito Repubblicano. Dall’altro lato la corrente libertaria e monopolista della Silicon Valley, incarnata da Peter Thiel, che guarda con sempre più fastidio al trumpismo dominante. In mezzo, un Partito Repubblicano che non conta più nulla, ridotto a un gruppo di yes-man proni a ogni sbalzo del Presidente.

E proprio per questo il “sondaggione” lanciato da Musk per testare la creazione di un terzo partito non è affatto un’idea strampalata.

In una società così polarizzata, l’ipotesi di un'alternativa trasversale, fuori dalle logiche tradizionali, sembra avere più senso che mai. Secondo alcune fonti, l’iniziativa ha ricevuto consensi significativi, soprattutto tra giovani e indipendenti.

Ma il caos non si ferma alla politica interna.

Sul fronte internazionale, le trattative commerciali tra Stati Uniti e Giappone si sono trasformate in una vera commedia degli equivoci.

Come riporta il Nikkei Asia – prestigiosa testata economica giapponese con focus sull’Asia – la presenza di tre negoziatori statunitensi di primo livello ma con posizioni profondamente diverse – Scott Bessent (Segretario al Tesoro), Howard Lutnick (Segretario al Commercio) e Jamieson Greer (Rappresentante per il Commercio) – ha complicato enormemente i colloqui con Tokyo.

Bessent ha mantenuto un approccio rigido, cercando di imporre condizioni dure senza concessioni; Lutnick ha cercato una via più pragmatica, favorendo il compromesso, ma finendo in attrito con gli altri due; Greer, invece, ha assunto una posizione marcatamente massimalista, arrivando al punto di interrompere i colloqui per discutere direttamente – e animatamente – con i suoi colleghi, davanti agli occhi perplessi della delegazione giapponese.

Secondo alcune fonti vicine ai negoziati, pare che ciascuno cercasse di ottenere visibilità personale agli occhi del Presidente Trump, in un clima più da competizione interna che da strategia unitaria.

Sembrava una gara a chi si prendeva il merito”, ha dichiarato una fonte vicina al Governo nipponico.

In un contesto simile, dove regna la confusione e manca una strategia coerente, l’unico filo conduttore rimangono le telefonate del Presidente Trump con i leader autoritari del mondo, da Putin a Xi Jinping. Chiamate che vengono presentate come strumenti di stabilizzazione globale ma che, in realtà, sembrano più un tentativo disperato di dare una parvenza di ordine a un sistema in crisi.

In sintesi, la sensazione è che “tanta confusione sotto il cielo” non porti, stavolta, a un futuro luminoso. Ma nel grande circo americano, ogni giorno è buono per un nuovo colpo di scena.

3. Finalmente l’Europa torna a muoversi

Settimana intensa per l’Eurozona, tra aggiornamenti macroeconomici della BCE e l’annuncio dell’ingresso di un nuovo Paese nell’area euro. Due eventi che, letti insieme, delineano un quadro in lenta ma visibile trasformazione, in cui le politiche monetarie si allentano e l’Unione monetaria si allarga verso Est.

Cominciamo dalle nuove previsioni economiche pubblicate dalla BCE a giugno 2025, che aggiornano quelle di marzo, riepilogate nel grafico che segue.

Previsioni BCE aggiornate: inflazione in calo, crescita in lieve ripresa

Dalla lettura del grafico emergono chiaramente tre dinamiche fondamentali per il periodo 2025–2027:

  • Inflazione generale: le nuove stime (in rosa) segnalano un calo delle attese per il 2025 e per il 2026 rispetto alle previsioni di marzo (in nero), indicando un’attenuazione delle pressioni sui prezzi.
  • Inflazione core (al netto di alimentari ed energia): per il 2025 è stata rivista al rialzo, segno che le componenti strutturali dei prezzi restano più tenaci; per il 2026-2027 si prevede invece stabilità.
  • PIL (GDP): le proiezioni di crescita sono leggermente migliorate nel 2025 e nel 2027, suggerendo una ripresa graduale dell’attività economica.

A rafforzare questa lettura, come sopra rilevato, la Banca Centrale Europea ha tagliato il tasso sui depositi dello 0,25%, portandolo al 2%, in linea con le attese.

Nella nota ufficiale, i funzionari hanno sottolineato che l’inflazione è ormai “intorno all’obiettivo” e che non verranno presi impegni rigidi sui prossimi passi, lasciando spazio a una valutazione dati per dati.

Tra le preoccupazioni principali, rimangono le incertezze sul commercio globale che potrebbero frenare investimenti ed export, ma – al tempo stesso – la crescita dovrebbe essere sostenuta dagli investimenti pubblici in difesa e infrastrutture.

Intanto, sul fronte politico-istituzionale, si torna a parlare di allargamento della zona euro. Dopo un lungo periodo di stasi, l’area monetaria europea si prepara ad accogliere un nuovo membro.

Il grafico seguente rappresenta una mappa dell’Europa che evidenzia i Paesi che hanno già adottato l’euro, quelli che stanno lavorando per aderirvi e quelli che, per ora, restano fuori dall’unione monetaria.

L'espansione dell'euro: chi ha aderito, chi aderirà e chi resta fuori

In giallo vediamo i Paesi che già fanno parte dell’eurozona, mentre in rosso spicca la Bulgaria, che ha ricevuto il via libera ufficiale dalla Commissione Europea per entrare nell’euro nel 2026, diventando così il 21° membro. In azzurro i Paesi che stanno percorrendo il cammino per aderire, mentre in grigio e blu troviamo rispettivamente chi ha ottenuto un opt-out (scelta volontaria di non aderire alla moneta unica, come la Danimarca) e chi, pur essendo membro dell’Unione, non ha ancora avviato il processo di adesione.

L’ingresso della Bulgaria rappresenta un passo simbolico e pratico verso un’Europa più integrata, e rilancia il progetto dell’euro come pilastro economico e identitario del continente.

In sintesi, tra tassi in discesa, prospettive di crescita in lieve miglioramento e un rinnovato slancio istituzionale verso l’allargamento, l’Eurozona sembra aver ritrovato una direzione. Forse prudente, ma più chiara.

4. Un occhio alla settimana in corso

Nella settimana in corso, i riflettori dei mercati saranno puntati sull’inflazione americana (mercoledì), vero ago della bilancia per le prossime mosse della Fed.

Le previsioni degli economisti indicano un’accelerazione dell’indice dei prezzi al consumo, atteso in salita al +2,5% rispetto al +2,3% precedente. Anche la componente core (cioè al netto di alimentari ed energia) dovrebbe crescere, passando dal +2,8% al +2,9%.

Di seguito l’elenco dei principali dati macroeconomici della settimana dal 9 al 13 giugno, in ordine cronologico, con una sintesi molto breve delle possibili implicazioni:

Lunedì 9 giugno:

  • Giappone, PIL (01:50): una contrazione del PIL indica rallentamento della crescita, possibile impatto su yen e politica monetaria.

Martedì 10 giugno:

Nessun dato macroeconomico rilevante.

Mercoledì 11 giugno:

  • Stati Uniti, Consumer Price Index (14:30): dato chiave della settimana, inflazione al consumo osservata con attenzione dalla Fed per valutare i prossimi passi sui tassi.
  • Stati Uniti, Scorte settimanali di petrolio (16:30): indicazione della domanda energetica e possibili effetti sul prezzo del greggio.

Giovedì 12 giugno

  • Regno Unito, PIL (08:00): segnale sull’andamento dell’economia britannica; può influenzare la Bank of England.
  • Stati Uniti, Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione (14:30): termometro del mercato del lavoro; variazioni influenzano aspettative su crescita e tassi.
  • Stati Uniti, PPI (14:30): misura l’inflazione alla produzione, utile per anticipare pressioni sui prezzi al consumo.

Venerdì 13 giugno

  • Germania, Consumer Price Index (08:00): termometro dell’inflazione tedesca; rilevante per la BCE.
  • Unione Europea, Produzione Industriale (11:00): indicatore della forza manifatturiera; debolezza o slancio condizionano la view macro.
  • Unione Europea, Bilancia commerciale (11:00): segnala la competitività e la domanda estera della Regione.

In sintesi, sarà una settimana cruciale per tastare il polso dell’inflazione globale e valutare le prossime mosse delle banche centrali, con particolare attenzione agli Stati Uniti, dove anche un decimo di punto percentuale in più potrebbe spostare l’ago della bilancia nei mercati obbligazionari e azionari.

5. Il grafico della settimana: il taxi senza conducente conquista la California

La mobilità urbana sta vivendo una trasformazione storica, silenziosa ma profonda, e uno dei protagonisti indiscussi è Waymo, la compagnia di veicoli autonomi di Alphabet (Google).

Quello che fino a pochi anni fa sembrava un esperimento di laboratorio è oggi una realtà su larga scala: oltre 700.000 corse mensili senza conducente vengono ormai effettuate in California, segnando una svolta concreta nella diffusione della guida autonoma. 

Il grafico che segue racconta meglio di ogni parola l’evoluzione di questo fenomeno.

Crescita dei viaggi a pagamento con auto senza conducente di Waymo in California

L’istogramma mostra il numero mensile di viaggi a pagamento effettuati da veicoli Waymo tra il 2023 e il 2025.

Nel 2023 le corse erano ancora marginali, con numeri sotto le 100.000 unità. Ma nel corso del 2024 è avvenuta un’accelerazione impressionante, con crescite mese su mese sempre più sostenute.

Il vero salto, però, si è avuto nel 2025, culminando con un picco di oltre 700.000 corse in un solo mese, un traguardo che testimonia non solo l’efficienza tecnica del servizio, ma anche la crescente fiducia degli utenti verso questa nuova forma di mobilità.

Cosa sta succedendo in concreto? Che un numero sempre maggiore di cittadini californiani – spesso nelle aree urbane di San Francisco e Los Angeles – sta scegliendo un’auto che arriva da sola, apre le portiere, guida e ti lascia a destinazione, senza alcuna interazione umana.

Un cambiamento che va ben oltre la tecnologia: cambia la relazione tra persone e trasporto, ridisegna il concetto stesso di “taxi” e prepara il terreno per un’intera filiera di servizi senza conducente.

Waymo non è più un progetto futuristico, ma una piattaforma commerciale attiva, con un modello di business in rapida espansione. L’impennata delle corse a pagamento implica che il servizio ha superato la fase sperimentale, conquistando quote di mercato e ridefinendo la concorrenza nel trasporto urbano.

Questo successo solleva anche temi importanti: regolamentazione, sicurezza, occupazione e sostenibilità.

Se da un lato la guida autonoma promette meno incidenti e traffico più fluido, dall’altro apre interrogativi su come gestire la transizione per milioni di lavoratori oggi impiegati nel settore del trasporto.

In sintesi, Waymo rappresenta un caso emblematico di come l’innovazione tecnologica possa diventare – molto rapidamente – un fatto quotidiano. E guardando i numeri, il futuro non è più dietro l’angolo: è già partito e guida da solo.

Conclusioni

Volatilità politica, taglio dei tassi europei e rivoluzioni su quattro ruote sono gli ultimi tasselli di un mosaico che richiede lungimiranza e disciplina, qualità indispensabili per riconoscere il valore quando domina l’emotività e per intercettare i trend senza farsi tentare da prezzi da favola.

Come ricorda una celebre massima di Benjamin Graham:

Il mercato è lì per servirti, non per istruirti.

Tale massima racchiude un concetto chiave: i prezzi di Borsa vanno utilizzati come opportunità da valutare, non come ordini da seguire. A guidare le scelte dev’essere la razionalità dell’investitore, non l’instabilità del mercato.

In definitiva, spetta a noi il compito di metterci al volante, anche quando il futuro sembra già su modalità autopilota.

Arrivederci alla prossima newsletter

Filippo Pasini e Roberto Russo

 

 

Le informazioni e le opinioni espresse in questo documento sono prodotte da Filippo Pasini e Roberto Russo al momento della pubblicazione e sono suscettibili di modi­fiche in ogni momento successivo alla stessa.

Il presente documento è stato redatto unicamente a scopo informativo e non rappresenta pertanto né un’offerta né un invito, da parte o per conto di Filippo Pasini, Roberto Russo o della società “Il Valore Conta S.r.l.”, ad acquistare o vendere un determinato titolo o strumenti finanziari collegati o a porre in essere eventuali strategie di trading in un determinato ordinamento giuridico.

 

 

 

Condividi su:
Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Cliccando sul bottone Accetta, invece, presti il consenso all'uso di tutti i cookie cookies policy