Riassunto settimanale del 12/5/2025
Si è appena chiusa una settimana apparentemente tranquilla sui mercati finanziari, ma ricca di segnali che potrebbero presto cambiare le carte in tavola.
Tra segnali contrastanti sull’economia, tensioni globali e appuntamenti chiave in arrivo, i mercati sembrano in attesa di una svolta.
Analizziamo di seguito i principali accadimenti e le loro implicazioni sui mercati finanziari.
1. Warren Buffett lascia il timone: cosa aspettarsi per il futuro di Berkshire Hathaway?
Lo scorso sabato, per il sessantesimo anno consecutivo, si è svolto il famoso “Woodstock dei capitalisti”, l'assemblea annuale della Berkshire Hathaway, società del leggendario investitore Warren Buffett.
Come abbiamo già anticipato nell’ultima newsletter, quest’anno c'è stata una sorpresa speciale: Buffett ha annunciato che a fine anno lascerà il ruolo di Amministratore Delegato, passando il testimone a Greg Abel, suo stretto collaboratore da anni.
Nonostante Abel fosse già designato come successore, la notizia della data precisa del passaggio è stata una sorpresa per tutti, Abel compreso, che era sul palco accanto a Buffett e Ajit Jain, vicepresidente delle attività assicurative di Berkshire.
L'"Oracolo di Omaha" aveva infatti condiviso i suoi piani solo con i familiari più stretti.
Durante l’assemblea, Buffett – nonostante i suoi 94 anni – ha dimostrato ancora una volta una lucidità eccezionale, rispondendo per ore a domande di ogni tipo con energia e chiarezza. Ecco alcune delle sue frasi più memorabili:
- Sul capitalismo americano: "Il capitalismo negli Stati Uniti ha avuto un successo senza precedenti... È come una magnifica cattedrale, accompagnata però da un enorme casinò. È importante che nei prossimi 100 anni ci assicuriamo che la cattedrale non venga oscurata dal casinò".
- Sugli investimenti: "Gli investimenti non vanno mai avanti in modo ordinato. Gestiamo un'attività opportunistica. Il mio partner Charlie Munger ha sempre pensato che facessi troppe cose. Pensava che se avessimo fatto cinque cose nella vita, avremmo ottenuto risultati migliori che se ne avessimo fatte 50, e che non ci fossimo mai concentrati abbastanza".
- Sul commercio internazionale: "Dovremmo cercare di commerciare equamente con il resto del mondo. Il commercio non dovrebbe essere usato come un'arma".
- Sul deficit fiscale USA: "Stiamo operando con un deficit fiscale insostenibile per un periodo di tempo molto lungo. Non sappiamo se si tratti di due o vent'anni, perché non c'è mai stato un Paese come gli Stati Uniti. Ma come disse il famoso economista Herbert Stein, 'Se qualcosa non può durare per sempre, finirà'. Stiamo facendo qualcosa di insostenibile".
- Sui mercati finanziari: "Quello che è successo negli ultimi 30-45 giorni... non è niente di che... Non si tratta di una mossa di grande portata". E ha menzionato le tre volte in cui in passato le azioni Berkshire sono scese del 50% indicandole come una grossa opportunità di investimento.
- Sulle relazioni umane: "Le persone con cui ti relazioni sono estremamente importanti. Non aspettarti di prendere ogni decisione giusta, ma la tua vita progredirà nella direzione generale delle persone con cui lavori, che ammiri, che diventano tuoi amici".
L’assemblea è stata anche l'occasione per commentare la straordinaria crescita del valore di Berkshire Hathaway rispetto al mercato.
La società di Buffett, infatti, ha ampiamente superato l'indice azionario S&P500 negli ultimi decenni, confermando l'efficacia del "Value Investing", cioè investire in aziende solide e sottovalutate, attendendo con pazienza che il mercato ne riconosca il valore reale.
Il grafico che segue parla da sé.
La forza del Value Investing: Berkshire Hathaway vs S&P500 (1988–2024)

Il grafico evidenzia come il rendimento totale di Berkshire Hathaway (linea bianca) abbia ampiamente superato quello dell'indice S&P500 (linea blu) dal 1988 al 2024, confermando la validità della strategia a lungo termine di Buffett, basata sulla selezione accurata delle aziende.
Buffett ha poi affrontato il tema della liquidità della di Berkshire, che ha raggiunto la cifra record di 348 miliardi di dollari alla fine del primo trimestre 2025.
Abel ha sottolineato che "la liquidità è un enorme vantaggio strategico, poiché Berkshire genera circa 50 miliardi di dollari all'anno di nuova cassa". Nonostante ciò, Buffett ha dichiarato di essere stato vicino a spendere 10 miliardi in acquisizioni, dimostrando che resta aperto a investimenti importanti se le opportunità saranno favorevoli.
L’assemblea è stata anche l’occasione per presentare i risultati finanziari dell’ultimo trimestre, durante il quale gli utili operativi sono diminuiti del 14%, scendendo da 11,22 miliardi di dollari nel 2024 a 9,64 miliardi nel 2025, come evidenziato nella tabella che segue:
Utili operativi di Berkshire Hathaway: primo trimestre 2025 vs 2024

La tabella mostra che, nonostante la crescita positiva nei settori assicurativo e dell’energia, gli utili sono stati penalizzati principalmente dalle perdite sui cambi e dai minori proventi nelle attività non assicurative.
Sul fronte degli investimenti, Buffett e i suoi collaboratori Ted Weschler e Todd Combs continuano ad essere venditori netti di azioni: nell'ultimo trimestre hanno venduto azioni per 4,7 miliardi e ne hanno acquistate per 3,2 miliardi, con un saldo netto di circa 1,5 miliardi di dollari di vendite.
Dal 2022, Buffett ha ridotto progressivamente le sue partecipazioni nelle azioni americane. Un segnale chiaro della difficoltà nel trovare affari davvero convenienti, che potrebbe aprire la strada, con la nuova gestione di Abel, alla distribuzione dei primi dividendi nella storia di Berkshire Hathaway.
L’ultima grande operazione di Buffett è stata l’acquisto strategico delle azioni di quattro conglomerati giapponesi, finanziato tramite l’emissione di bond in yen a tassi bassissimi. Questa mossa ha portato a risultati eccellenti: non solo il rendimento dei dividendi supera gli interessi pagati sui bond, ma il valore delle azioni acquisite è quasi raddoppiato.
È probabile che in futuro Abel possa ripetere simili operazioni di successo anche in altre aree geografiche, diversificando ulteriormente gli investimenti di Berkshire Hathaway.
In sintesi, mentre Buffett lascia il timone operativo dopo una carriera leggendaria, la sua Berkshire Hathaway si conferma robusta, liquida e pronta ad affrontare nuove sfide, mantenendo intatta la strategia vincente che l’ha resa famosa nel mondo degli investimenti.
2. La Fed non cede alle pressioni di Trump: nubi sul futuro dell’economia USA?
La scorsa settimana la Federal Reserve ha risposto con fermezza alle pressioni del presidente Trump, decidendo di mantenere invariati i tassi d'interesse.
Durante la conferenza stampa, il Presidente Jerome Powell ha sottolineato più volte il rischio crescente di una possibile stagflazione, ovvero una situazione economica in cui convivono alta inflazione e crescita economica debole.
Powell ha spiegato che la Fed ha bisogno di tempo per valutare gli effetti dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump sull'economia americana. Secondo Powell, infatti, i dazi introdotti da Trump sono stati più alti di quanto molti analisti si aspettassero, generando una grande incertezza sul futuro.
Per comprendere meglio l'impatto dei dazi, è utile osservare il saldo commerciale degli Stati Uniti con i principali partner internazionali, come evidenziato nel grafico che segue:
Il saldo commerciale degli Stati Uniti con i principali partner (2023–2024)

Il grafico mostra chiaramente come gli Stati Uniti abbiano un surplus commerciale con Paesi come Olanda, Regno Unito e Brasile, ma soprattutto un grande deficit con Cina, Unione Europea, Messico e Vietnam.
Nonostante una leggera riduzione, il deficit con la Cina rimane il più alto (-279 miliardi di dollari nel 2024), rappresentando una delle principali fonti di tensione commerciale.
La settimana appena conclusa ha visto un accordo preliminare fra Stati Uniti e Regno Unito, accolto con entusiasmo dai mercati.
Questa intesa, però, appare più simbolica che concreta. Nonostante infatti l'ottimismo generato, le condizioni reali restano sfavorevoli rispetto al periodo precedente a Trump, con dazi che rimangono al 10% rispetto al 2% precedente.
Queste novità hanno dato comunque slancio ai mercati, aiutati anche dalle trimestrali positive delle aziende americane e dagli aumentati riacquisti di azioni proprie da parte delle società quotate.
L'attuale atmosfera più fiduciosa si riflette anche nell’andamento dell’indice americano S&P500, che ha mostrato segnali positivi negli ultimi mesi, come mostra il grafico che segue:
S&P500: rimbalzo dai minimi e test delle resistenze chiave

Il grafico mette in evidenza un netto recupero dell’indice S&P500 dopo il minimo registrato ad aprile a 4.835 punti.
Dal punto di vista dell’analisi grafica, la recente rottura al rialzo della resistenza importante fra 5.150 e 5.200 punti ha dato ulteriore forza al trend positivo, con l'indice che ora mira a raggiungere i massimi storici intorno ai 5.600–5.650 punti.
Questo movimento positivo è supportato anche dagli indicatori tecnici: il MACD (Moving Average Convergence Divergence) – un indicatore che segnala i cambi di tendenza confrontando due medie mobili dei prezzi – mostra una chiara tendenza rialzista, mentre l’RSI, che misura la forza relativa dell'indice, è sopra il livello di 57 punti, indicando una solida forza del mercato, senza però essere eccessivamente comprato.
Nonostante questi segnali positivi, Powell ha suggerito che, al momento, è improbabile un taglio dei tassi d’interesse nel breve periodo, lasciando però aperta la possibilità di una revisione più avanti, fra agosto e settembre.
Rimane dunque un clima di grande incertezza: da un lato, i mercati reagiscono positivamente alle notizie apparentemente rassicuranti; dall’altro, la reale situazione economica resta precaria, con molti dubbi legati alle future mosse commerciali degli Stati Uniti e al loro impatto sull’economia globale.
3. India-Pakistan: sale la tensione, il rischio nucleare è concreto?
Le tensioni tra India e Pakistan sono tornate a salire pericolosamente nelle ultime settimane.
Tutto è iniziato con un devastante attacco terroristico nella regione del Kashmir, che ha causato la morte di 26 turisti.
L’India ha reagito duramente, conducendo attacchi aerei contro obiettivi in Pakistan, una risposta militare mai vista prima in questo contesto.
Queste azioni, unite alle misure diplomatiche adottate da Nuova Delhi per isolare economicamente il Pakistan – come le pressioni su istituzioni finanziarie internazionali per fermare i finanziamenti a Islamabad – stanno rischiando di trasformare una crisi locale in un conflitto ben più ampio.
La pericolosità della situazione diventa evidente quando si guarda all’arsenale nucleare dei due Paesi.
Entrambi, infatti, dispongono di un numero impressionante di armi nucleari, pronte a essere utilizzate in caso di escalation, come riepilogato nella figura che segue.
India vs Pakistan: confronto dell’arsenale nucleare

Questa figura mostra chiaramente che il Pakistan ha un vantaggio significativo nei missili terrestri nucleari, con ben 126 testate contro le 80 dell'India.
Tuttavia, l’India possiede una maggiore varietà nel suo arsenale, avendo anche capacità nucleari navali (16 testate nucleari su navi) e un numero maggiore di testate conservate in deposito (28 contro le 8 del Pakistan).
Per quanto riguarda l'aviazione, entrambe le nazioni hanno capacità simili, anche se l’India è leggermente in vantaggio (48 aerei rispetto ai 36 del Pakistan).
I dati provengono dall’autorevole Stockholm International Peace Research Institute, un istituto indipendente svedese che analizza conflitti, armamenti e spese militari a livello globale.
Il Kashmir, regione contesa da tempo fra i due Paesi, è dunque l'epicentro di questa crisi, ma le conseguenze di un conflitto potrebbero estendersi ben oltre i confini locali, minacciando la stabilità non solo della regione ma del mondo intero.
Il rischio concreto è che una disputa regionale degeneri rapidamente in un pericoloso scontro nucleare.
La comunità internazionale deve intervenire immediatamente per avviare una mediazione tra India e Pakistan, cercando di ridurre le tensioni e prevenire ulteriori escalation.
Il tempo per agire è ora, perché ogni giorno che passa aumenta il rischio che la situazione sfugga definitivamente al controllo.
4. Un occhio alla settimana in corso
Questa settimana i riflettori saranno puntati soprattutto sull’inflazione americana di martedì, che potrebbe sorprendere al rialzo, riaccendendo i timori sui tassi d’interesse.
Ma non solo: attenzione anche alle vendite al dettaglio USA, agli aggiornamenti sul PIL di Regno Unito, Eurozona e Giappone, e agli interventi di Powell e altri esponenti delle banche centrali.
Il contesto macro si intreccia inoltre con temi geopolitici e corporate: tra questi, le trimestrali dei grandi retailer americani, l’attesa per i risultati di Alibaba giovedì e il viaggio di Trump in Arabia Saudita, dove potrebbe essere annunciata una cooperazione strategica sul nucleare civile e nuovi contratti per la difesa.
Di seguito l’elenco dei principali dati macroeconomici della settimana dal 12 al 16 maggio, in ordine cronologico, con una sintesi molto breve delle possibili implicazioni:
Lunedì 12 maggio:
- Stati Uniti, Intervento di Kugler - membro Fed votante - (16:25): osservazioni rilevanti sul contesto economico e sulla futura politica monetaria.
Martedì 13 maggio:
- Giappone, Verbali Bank of Japan della riunione di aprile (01:50): potrebbero emergere segnali su un eventuale cambio di rotta monetaria.
- Regno Unito, Dati sul mercato del lavoro (08:00): indicazioni importanti sulla tenuta occupazionale e pressioni salariali.
- Stati Uniti, Inflazione (14:30): dato chiave della settimana, cruciale per le decisioni future della Fed.
- Stati Uniti, Inflazione core (14:30): dato chiave della settimana, più stabile dell’inflazione headline perchè esclude i prezzi più volatili di energia e alimentari, fornisce un’indicazione chiave per le politiche monetarie.
Mercoledì 14 maggio:
- Eurozona, Intervento di Nagel (membro BCE) (10:15): potenziali spunti su prossime mosse della BCE.
- Eurozona, Intervento di Holzmann (membro BCE) (16:00): probabili commenti su tassi e inflazione.
Giovedì 15 maggio
- Regno Unito, PIL trimestrale preliminare (08:00): crescita superiore al trimestre precedente, indica ripresa dell’attività.
- Eurozona, PIL trimestrale (11:00): si attende conferma della stabilizzazione dell’economia europea.
- Stati Uniti, Vendite al dettaglio (14:30): indicatore chiave dei consumi; stagnazione potrebbe rallentare la crescita.
- Stati Uniti, Producer Price Index (PPI) annuo (14:30): misura pressioni inflattive a monte della filiera produttiva.
- Stati Uniti, Sussidi di disoccupazione (14:30): segnale settimanale sulla dinamica del mercato del lavoro.
- Stati Uniti, Intervento di Powell (14:40): intervento molto atteso, possibile aggiornamento sulla revisione della politica monetaria.
- Stati Uniti, Produzione industriale (15:15): indica lo stato dell’attività manifatturiera nel Paese.
Venerdì 16 maggio
- Giappone, PIL t/t preliminare (01:50): contrazione inattesa, segnale di debolezza per l’economia giapponese.
- Stati Uniti, Fiducia Università del Michigan (16:00): misura il morale dei consumatori e le aspettative future.
In sintesi, una settimana densa di appuntamenti per i mercati e un contesto da monitorare con attenzione, con possibili implicazioni sia sulle decisioni di portafoglio che sulla visione macro delle prossime settimane.
5. Il grafico della settimana: Google rivela le ansie degli americani
Negli ultimi mesi una domanda ha iniziato a preoccupare sempre di più i cittadini americani: “Are we in a recession?” ("Siamo in recessione?).
Una semplice ricerca su Google può dirci molto sul sentimento diffuso tra consumatori e investitori, e infatti questo quesito è tornato di grande attualità, riflettendo le paure crescenti sull'andamento dell'economia.
Ansia da recessione: l’andamento delle ricerche Google dal 2004 al 2025

Osservando il grafico sopra riportato, notiamo come le ricerche della frase "Are we in a recession?" all'interno del motore di ricerca Google, siano aumentate rapidamente nei momenti chiave di crisi economica degli ultimi vent’anni.
Notiamo, infatti, tre grandi picchi di preoccupazione: la crisi finanziaria del 2008, che ha scatenato una recessione globale profonda e duratura; la pandemia del 2020, che ha creato incertezza economica e sanitaria in tutto il mondo; e infine, il massimo storico raggiunto nel 2022, quando il timore di una recessione imminente era particolarmente intenso.
Dopo il calo che ha seguito quel picco record, negli ultimi mesi del 2025 le ricerche sono tornate a salire in maniera significativa, segnalando che la paura della recessione è nuovamente diffusa tra il pubblico.
Tuttavia, è interessante considerare che questa impennata potrebbe essere anche un indicatore che il mercato e gli investitori abbiano già anticipato e "scontato" il rallentamento economico previsto.
In altre parole, il pessimismo diffuso potrebbe suggerire che il peggio sia già stato incorporato nelle aspettative economiche e nei prezzi dei mercati finanziari.
Questa dinamica mette in luce come, in periodi di incertezza, l’umore e le percezioni dei consumatori e degli investitori giochino un ruolo fondamentale nel determinare le direzioni future dell’economia.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se queste paure si concretizzeranno in una vera e propria recessione o se, invece, rappresenteranno un punto di svolta da cui l'economia potrebbe riprendersi.
Conclusioni
La settimana appena trascorsa ci lascia un quadro complesso e delicato, segnato dai timori di una recessione imminente negli Stati Uniti e da nuove tensioni geopolitiche tra India e Pakistan – segnali evidenti di quanto il contesto resti fragile e ricco di incognite.
Le recenti decisioni della Federal Reserve e lo storico, simbolico addio di Warren Buffett indicano che ci attendono settimane in cui serviranno attenzione, disciplina e lucidità.
In fasi come questa, l’improvvisazione raramente premia: il “fai da te” in finanza rischia di trasformarsi in un errore costoso.
Come ci ricorda proprio Warren Buffett:
“Solo quando la marea si ritira si scopre chi stava nuotando nudo.”
Arrivederci alla prossima newsletter
Filippo Pasini
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